5 miti da sfatare in fotografia

Miti da sfatare in fotografia

Dal 2010 frequento, come più o meno tutti gli appassionati di fotografia, gruppi, blog e forum fotografici. Negli anni ho notato che bene o male si ripetono sempre gli stessi argomenti e puntualmente si accendono discussioni più o meno movimentate. I punti focali ahimè non sono quasi mai legati all’analisi della fotografia d’autore o alla tecnica fotografica, ma all’attrezzatura.

Ecco quindi che in questo articolo vi svelo i 5 miti da sfatare in fotografia!

Grande è meglio

Partiamo subito in quarta ed affrontiamo il primo mito da sfatare in fotografia: più è grande il sensore, meglio è!

Bene questa affermazione che quasi tutti prendono come verità assoluta non è altro che figlia del marketing. Una fotocamera con sensore Full Frame al produttore costa poco di più di una fotocamera APSC, però la vende ad un prezzo estremamente più alto.

Le lenti per Full Frame invece hanno un costo di produzione ovviamente maggiore rispetto a quelle per l’APSC. Sempre grazie al marketing però vengono comprate anche da chi una Full Frame non ce l’ha, magari pensando ad un upgrade futuro o semplicemente perché sono qualitativamente migliori di quelle dedicate all’APSC.

Quindi un sensore Micro 4/3 e uno Medio formato sono uguali? Assolutamente no! Ma non per questo uno deve essere meglio dell’altro in senso assoluto. Perché devo portarmi dietro qualche chilo di attrezzatura in più in nome del sensore più grosso quando potrebbe bastarmi un corredo più piccolo e leggero? Perché devo spendere migliaia di euro in più di attrezzatura se poi le mie foto le vedono solo i miei amici dal cellulare?

Confrontando due fotografie identiche ma scattate una con Full Frame ed una con APSC stampate in formato A1 è praticamente impossibile distinguere la dimensione del sensore che le ha catturate.

Ovviamente esistono settori che necessitano di grandi formati di stampa o altissime risoluzioni e quindi una medio formato è indispensabile, ma non è così per tutti i campi. Ad esempio se si scatta un ritratto con una Full Frame ad un soggetto vicino sarà necessario chiudere il diaframma a f4 per avere sia naso che occhi ed orecchie a fuoco, con una APSC si otterrebbe la stessa profondità di campo a f2.8 guadagnando però uno stop per alzare i tempi o abbassare gli ISO.

Più sfocato è sempre più bello, miti da sfatare in fotografia

Chi non ha mai pensato che scattare a tutta apertura con un obiettivo fisso luminoso sia una figata alzi la mano! Sempre più spesso si vedono postate foto con minime profondità di campo e sfocati davvero eccessivi.

Allo sfocato ho dedicato già un articolo che puoi trovare QUI. 

Certo nei ritratti, nelle macro ed in altre occasioni staccare bene il soggetto dallo sfondo è bello ed utile, ma non sempre conveniente. Una foto deve anche raccontare qualcosa e molto spesso quel qualcosa in più lo trasmette lo sfondo nel quale il soggetto andrebbe contestualizzato.

Nikon con il suo Noct f0.95 e altri brand con i loro f1.2 non aiutano molto in questo senso, ma cosa non si fa in nome del marketing?!

Più sfocato è sempre più bello è un altro dei miti da sfatare in fotografia.

Il flash non serve se non al buio

Quando si scattava esclusivamente a pellicola, nessun fotografo degno di questa nomea si sarebbe mai sognato di non avere un flash nel suo corredo. Con l’avvento del digitale prima e con l’evoluzione incredibile dei sensori poi, sempre più persone si sono convinte che il flash serve solo ed esclusivamente in assenza di luce.

Questo ragionamento è errato perché il recupero esagerato delle ombre, in foto scattate in situazioni di forte contrasto, restituisce sempre del rumore, anche con l’ultimo e grandissimo sensore. Usare il flash come fill-in, ovvero come luce di riempimento in grado di ammorbidire le ombre in pieno giorno è sempre la soluzione migliore. Certo che però bisogna comprarlo ed imparare ad usarlo e forse in fondo, ma neanche troppo in fondo, è questo il vero cruccio di chi pensa che il flash non serve se non al buio. Altro mito della fotografia sfatato!

Ah i pannelli led a luce continua non sono dei sostituti dei flash, almeno ad oggi. In molte situazioni non sono abbastanza potenti a meno che non siano fari da studio cinematografico…

Fotografare in jpg è da puristi, un altro dei miti da sfatare in fotografia

Altro mito da sfatare in fotografia è che il vero fotografo scatta in jpg e che quindi la post-produzione fotografica non serve o non è vera fotografia. Chi pensa questo probabilmente è una persona che non vuole o non può passare del tempo davanti al pc dopo una sessione fotografica.

Se è vero che la foto viene fatta almeno all’ottanta percento in fase di scatto, è altrettanto vero che un minimo di sviluppo con software, come il mio amato Adobe Ligthroom Classic, è necessario. È importante associare la post-produzione a pc a quello che un tempo era lo sviluppo in camera scura dei rullini delle fotocamere analogiche, né più né meno.

Il fotografo della domenica o comunque l’amatore alle prime armi consegnava il rullino ed il tecnico lo sviluppava senza badare tanto al risultato. L’amatore evoluto, così come il professionista si affidava ad uno studio con personale esperto e qualificato e spesso prendeva anch’egli parte alla fase di sviluppo delle pellicole apportando le correzioni a lui più congeniali.

Al giorno d’oggi, con l’avvento del digitale, sono cambiate un po’ di cose. Lo sviluppo blando della fotografia da raw a jpg è delegato al processore presente nella fotocamera. Per quanto riguarda lo sviluppo avanzato e consapevole è affidato principalmente al fotografo stesso oppure in rari casi ad un esperto esterno.

In ultimo è bene ricordarsi che quando scattiamo in jpg ed abbiamo selezionato ad esempio un profilo colore o abbiamo modificato un parametro come la chiarezza o la nitidezza, all’atto pratico stiamo già facendo della post produzione.

L’occhio del fotografo

L’occhio del fotografo o ce l’hai o non ce l’hai, questa è un’affermazione che ho sentito spesso nei gruppi fotografici ed è l’ultimo mito da sfatare di questo post.

Il genio artistico è più o meno presente in tutti noi ma ovviamente non tutti nasciamo artisti né tutti lo diventiamo. È insindacabile poi che non tutte le forme artistiche seguono delle regole fisse e ben delineate. Al netto di questo però si può sempre imparare, studiare e migliorare! 

La composizione in primis è un insieme di regole e canoni che dobbiamo assolutamente conoscere se ci approcciamo alla fotografia, che poi consciamente li seguiremo sempre o meno è un altro paio di maniche.

L’allenamento poi fa davvero miracoli, sempre se si ha voglia di essere autocritici e di imparare dai propri errori. Smettiamola di dire a chi si approccia alla fotografia o a chi non produce scatti degni di nota che non ha l’occhio del fotografo e che si deve rassegnare perché non è così!

Ecco questi erano i miei 5 miti da sfatare in fotografia, tu ne conosci altri?

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